Stratofortress

RECENSIONE A CURA DI LEONARDO FABBRI

La Elevate Records, sotto licenza della Infinity Records ha lanciato da poco tempo un tribute album dedicato alla band finnica Stratovarius. Parliamo quindi di power metal, ma anche di symphonic metal, ma soprattutto di un grandissimo combo che ha proposto per circa 30 anni lavori di livello oggettivamente alto collocandoli tra i gruppi di maggior inspirazione del genere. Un tributo, a questo punto della loro lunga carriera (anche se ancora ufficialmente in attività), significa soprattutto, riconoscenza per tutto quello che hanno fatto, considerando che il loro ultimo lavoro sembra datato 2015, alterandosi a diverse formazioni, ed in fondo può venire scontato dire che i bei tempi sono passati. Quindi cosa di meglio di un bel disco di 14 brani eseguito da 14 band “emergenti” con una manciata di features di ex componenti e nomi illustri del panorama metal mondiale? Ebbene si, “Anthem of the world” racchiude in 78 minuti tutto quanto di buono hanno fatto gli Stratovarius durante il loro cammino, o meglio, quanto è più apprezzabile ad un vasto pubblico di ascolto. Partendo dalla prima traccia, fino all’ ultima traccia di questo tributo, emerge il rispetto di chi ha eseguito i brani, rispettando per filo e per segno la versione originale, mostrando una trasversale ed elevata capacità esecutiva. Purtroppo non ho visto un benché minimo sforzo di rendere un prodotto un po’ più riarrangiato, o almeno con un pò più di appartenenza. Più che un tribute album, lo ritengo un cover album al rovescio, dove molti gruppi eseguono brani di un sola band in modo maniacale. Non mi ha lasciato molto. Ritornerei volentieri a ascoltare, un tribute album dove sia evidente anche il background delle band è non solo la devozione alla band come ad esempio Voivod, Kreator, e Paradise Lost nei confronti dei Venom. Niente di personale, ma desideroso di ascoltare lavori di ogni band che ha partecipato a questo progetto. VOTO 6.

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