Plastic tears

RECENSIONE A CURA DI LEONARDO FABBRI

La Wormholedeath Records, lancia “Anthems for Misfits” la quarta fatica dei finlandesi Plastic Tears.
Direttamente da Helsinki, la rock band presente fin dai primi anni 90 propone un genere stile street, glam and sleazy con influenze punk, insolito per la provenienza geografica dove death doom ed affini padroneggiano incontrasti.
Quindi niente maschere, facce scavate e figure tenebrose, muri di batteria a 500Km/h, Growl e guitar noise, bensì trucco e aspetto denim and leather, musica solare e spensierata per il quintetto finnico che subito associo, se fosse necessario un confronto con i confinanti e poco fortunati Shotgun Messiah.
Con una serie di demo ed EP di esordio, vantano anche altri 3 concreti lavori discografici editi da altrettante labels nell’arco degli ultimi venti anni di attività.
“Anthems for Misfits” si compone di ben dodici tracce, eseguite come precedentemente descritto, da una formazione a cinque elementi, come nella più classica composizione delle due chitarre, basso, batteria e voce. Al limite della pronuncia per l’italiano medio i nomi dei componenti della band, partendo da Miqu December, Eco Xtas, Edu Kettunen fino ad arrivare al semplice Andy Whitewine e terminando con Juha Pietiläinen.
Inizio subito in quarta con il primo brano che apre la scena ad un genere che particolarmente apprezzo, e ho apprezzato in passato lasciando un po’ confinate le virtù strumentali di ogni musicista, privilegiando più il concetto dei contenuti di una R’n’R band con tratti distintivi street, tipicamente easy nel feeling e nella struttura di ogni brano. Il sound grezzo e con ritmi incalzati fanno di A.F.M. un lavoro sincero dove l’ossatura di ogni brano porta a pensare a riscontrare evidenti venature del genere US punk alla Bad Religion, soprattutto per quanto riguarda i ritornelli e i fraseggi della parti chitarra, all’impronta delle ritmiche del genere rock’n’rock senza fronzoli che comunque richiede esperienza e doti tecniche non trascurabili.
Quindi le contaminazioni non mancano, e ben vengano, se poi le troviamo integrate e proposte in un lavoro ben concepito arrangiato e ben suonato, oltre a ricordare che i Plastic Tears hanno esperienza da vendere. Se fossero stati i vicini di casa dei vari Poison, faster Pussycat o Hanoi Rocks in qualità di sound e di esecuzione, arrangiamenti vocali e ambientazioni live traslati di trenta anni ma con il piglio del tempo che fu, nessuno griderebbe allo scandalo.
La leggerezza dei brani proposti è evidente, lasciando a chi ascolta una bella sensazione quando dai in pasto Anthems… al tuo lettore audio in macchina, percorrendo l’autostrada per il rientro.
Si tratta di un lavoro omogeneo, dove non esiste il rischio di trovare spiacevoli sorprese in fatto di qualità musicale, arrangiamenti stridenti, e ritornelli altisonanti piuttosto che la canzone wow!
Quindi sia se ascolto “Doomsday Girls” piuttosto che “Clash In The Night” ma perfino “Look of Lies” per citarne alcune, non resterò deluso dall‘ energia che sprigionano in quanto il livello è tendenzialmente posizionato su un livello medio alto. A maggior ragione “Radar Eyes” (la mia preferita) come “Communication”, “Restless Outsider” e “Nobody Likes Crybabies“ hanno a mio giudizio quel qualcosa in più rispetto alle rimanenti.
Nella sua semplicità e nel loro essere diretti senza pretendere un impegno aggiuntivo al normale ascolto, ritengo che i Plastic Tears siano riusciti a centrare il bersaglio in pieno. Un lavoro, genuino e godibilissimo, accurato per chi gradisce il genere e per rendere merito a chi per molti anni è ancora presente come band di nicchia se parliamo di scena Hard n’ extreme heavy di made in Finlandia.
Io ritorno ad ascoltarli nuovamente e provvederò a scoprire il loro passato nei meandri della rete trovando materiale qua e là.
Complimenti a loro e alla prossima. VOTO 7.5

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