Apokrisis

RECENSIONE A CURA Di Matteo “Kid M” Nazzarri

Se si pensasse al Brasile, questo magico e misterioso Paese lambito dall’Oceano Atlantico e caratterizzato da immense spiagge lungo le sue coste e custode al suo interno della più grande foresta pluviale nel mondo, senz’ombra di dubbio verrebbero alla mente la Samba, la Capoeira, la Lambada, la Batucada, Il Forrò e l’Axè. Difficilmente pensereste a qualsiasi altro genere musicale. Poi però ti fermi con calma a riflettere seduto su una panchina, solo e pensoso, e come d’incanto ti tornano in testa reminescenze di world music, ritmi tribali, metal groove e ricordi che negli anni ’90 sono emerse nel panorama internazionale “Made In South America” bands dallo stile alquanto ammaliante e selvaggio che mescolavano tutti questi caratteri fra di loro; nello specifico mi riferisco a gruppi quali i celeberrimi SEPULTURA, gli altrettanto noti KORZUS (quest’ultimi nel corso della loro carriera hanno anche subito l’influenza dell’Hardcore Punk proveniente da NEW YORK CITY). Praticamente sono svariati anni che nel bel mezzo del Mato Grosso pulsa un cuore caldissimo color metallo. Memori dei fortunati percorsi intrapresi dai loro predecessori, nel 2007 il cantante Rodrigo Sanner ed il chitarrista Evandro Bezerra uniscono le forze e decidono di innescare la scintilla primordiale che li porterà a trovare in quel di Sao Paulo la tanto agognata coesione artistico-musicale con una formazione definitiva che assumerà il nome di APOKRISIS. Dopo due singoli “scalda-motori” come Quantum Messiah e Memories datati rispettivamente 2017 e 2018, finalmente nel 2020 rilasciano su tutte le piattaforme digitali il loro album d’esordio MISANTHROPY (ripubblicato nel 2021 dall’etichetta discografica portoghese UNP Music). Fin dalle primissime note musicali che fuoriescono dal brano iniziale Souls Collector appare chiaro un concetto preciso e cristallino : gli APOKRISIS hanno dalla loro la straordinaria capacità di creare splendidi virtuosismi tecnici che consentono di creare all’interno della mente dell’ascoltatore tipo emozioni contrastanti quali l’inquietudine e la rilassatezza, come nella seguente ABSINTHE FROM THE GODS. In pezzi come BLOODLUST, MEMORIES ed anche THE PSALM OF MANKIND DECADENCE la fanno letteralmente da padroni la batteria di Alexandre Tamarossi, il basso di Emerson Soares e la magistrale chitarra elettrica di Evandro Bezerra (uno dei fondatori della formazione carioca). Se da un lato è innegabile la rilevante validità della sezione ritmica del disco, peccato non si possa dire lo stesso del reparto vocale. Il frontman Rodrigo Sanner, infatti, è da considerarsi decisamente “l’anello debole” dell’intero lavoro e globalmente parlando della band. Il suo stile canoro risulta a tratti macchiettistico e teatrale, senza alcuna necessità di esserlo. Sostanzialmente senza nessun motivo specifico. Decisamente un pesce fuor d’acqua rispetto agli altri componenti. Non a caso l’episodio migliore dell’album intero è la strumentale BODHISATTVA, che pone giustizia ai compagni di viaggio di Sanner. Per concludere, per essere un album d’esordio non appare affatto infimo nella sua struttura e nel suo complesso. Si percepisce anche una certa volontà di impegno e partecipazione e sicuramente agli amanti del genere in questione quest’opera prima titillerà le papille gustative. Ma il Trash Metal ha conosciuto albe migliori. VOTO 6

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