Abyssian

RECENSIONE A CURA DI ALFREDO LAVORATO

Il progetto Abyssian nasce nel 2010, per volontà di Rob, ex membro e fondatore dei Sinoath, coi quali dopo aver esplorato agli esordi, un sound vicino al Black/Doom metal e successivamente al Dark/Doom; riprende dopo diversi anni di inattività, un songwriting che mantiene le medesime coordinate, ma con un’ambientazione di matrice più atlantidea.
Gli Abyssian si contraddistinguono infatti per una ricerca sonora e tematica, legata all’immaginario relativo.
A civiltà sommerse, antichi alieni e rimandi alla poetica sumera, circa l’ipotetica creazione del mondo.
Nel 2012, da one-man band, gli Abyssian diventano un duo, con l’arrivo di Frans, che si occupa della chitarra ritmica e del drum programming nel progetto.
Nel 2014 esce, in edizione limitata The Realm of Commorion, che contiene la title track, Neanderthal Sands e Nessun posto per il cuore.
Dopo l’uscita dell’ep, è la volta dell’arrivo di Vinz nella band, al basso; e successivamente di Rick alla batteria.
Alcune partiture di drum machine resteranno volutamente presenti all’interno dei brani.
Nel 2016 esce dapprima in formato digitale per la Visionaire Rec., E poi in cd per la Violet Nebula, l’album d’esordio Nibiruan Chronicles che contiene 9 brani e che include anche una ristampa di 3 brani dell’ep.
Il 2017 vede nella line-up anche l’inclusione di Frank alle tastiere e drum-machine, mentre nel 2018 Rick viene sostituito da Daniele alla batteria.
Attualmente la band ha completato le registrazioni di Godly, il secondo album, con 8 nuovi brani di cui potete leggere la mia personale recensione “track by track”:
SEVEN: Parte l’album con un sound che ricorda i Lacrimosa più melodici per poi approdare ad una soluzione stilistica più rocciosa e potente, riff taglienti e ritmo serrato su un cantato che sembra una vecchia cantilena funerea di quelle che si immaginano in antichi riti arcaici.
FALL APART: Pezzo più Dark/Industrial, la scelta della drum machine non convince ed il cantato risulta piatto ed inespressivo, purtroppo in questi casi le dinamiche farebbero la differenza ma qui è tutto troppo lineare.
SOUL COLONNADES: Ed ecco arrivare un riff di quelli che Tony Iommi ha insegnato negli anni a scrivere con una stesura vicina ai capisaldi Candlemass ma poi il suono si evolve su soluzioni più liquide e leggere.
NIGRA LUX: Pezzo che viaggia tra influenze stoner e dark wave, le ambientazioni liquide e sfumate restano e, a questo punto, sembra siano la caratteristica portante del progetto però l’apertura melodica, a mio parere, stona molto e rende il pezzo incoerente nella sua struttura visto anche il finale acustico, il cantato avrebbe meritato più cura.
MILSTERAK: Intro da colonna sonora molto bello quasi fosse una pellicola di un vecchio film di Lamberto Bava dove i colori bui della notte e le ombre indistinte al di là dei vetri provocano una sensazione di disagio e paura.
AS THE SUN: Un pezzo che si ripropone con chitarre rocciose e ritmi plumbei cari a certe sonorità di genere degli anni ’90, in primis My Dying bride e Paradise lost che aleggiano pesantemente sulla scrittura di tutti i pezzi del CD.
GODLY: Si parte magicamente con una parte di synth che non sfigurerebbe tra le dita del compianto Magister Aldo Polverari per poi aprirsi verso le sonorità rocciose del gruppo, purtroppo l’incoerenza tra parti pesanti e clean è palese e la voce non è all’altezza del prodotto troppo monocorde ed inespressiva. Peccato.
SECOND SUNRISE: E di nuovo qui torna l’ombra pesante dei My dying bride di “Angel and the dark river” ma senza averne la stessa resa o phatos, comunque, a mio parere, il miglior pezzo del lotto.
Beh che dire…l’album è brutto? Assolutamente no ma rimangono troppe incertezze sulla linearità delle strutture che danno l’impressione di una mancanza di cura che, magari con più tempo e ricercatezza, avrebbero reso più compatto un buon prodotto. L’unica pecca resta il cantato, piatto e inespressivo e la voce in se non convince. VOTO 5

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